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di Giuseppe Longo

Epifania, i Magi vedono per la prima volta e adorano Gesù nella Grotta di Betlemme. La grande festa che celebra il Bambino rivelatosi al mondo e che conclude il lungo ciclo natalizio – cominciato con il canto del “Missus” che affonda le sue radici nella tradizione della Chiesa di Aquileia -, in Friuli da tempo immemorabile vive momenti di grande intensità e suggestione, con i riti cristiani di Cividale – dove tornerà anche il Patriarca Marquardo – e di Gemona, attraverso le Messe dello “Spadone” e del “Tallero”, e con l’accensione al calar della sera dei fuochi propiziatori, tra i quali emerge da sempre il “Pignarûl Grant” di Tarcento, l’unico accreditato a dare una interpretazione ufficiale dell’anno appena cominciato, e quindi che verrà, mediante la “lettura” da parte del Vecchio Venerando della direzione del fumo che si innalzerà dal Castello di Coja.

Il Patriarco Marquardo a Cividale.


A Tarcento, in particolare, proprio oggi si conclude una intensa “tre giorni” che era cominciata mercoledì con la consegna a tre benemeriti del Premio Epifania e proseguita ieri sera con la spettacolare corsa dei carri infuocati, il “Palio dei Pignarulârs”, cioè le squadre che in ogni borgata allestiscono i fuochi la cui origine risale a remotissime tradizioni celtiche.

Il “Tallero” a Gemona.


In particolare, il Premio Epifania ha ripreso pieno slancio e vigore dopo le limitazioni che era state imposte dall’emergenza pandemica e gli insigniti – lo storico Ferruccio Tassin, l’imprenditore Giuseppe Toso e la giovane scrittrice Ilaria Tuti – «rappresentano al meglio l’insieme di valori che contraddistinguono l’identità della nostra terra, distinguendosi per laboriosità, impegno e umiltà. La commissione, di cui ho avuto l’onore di fare parte, ha deciso di riconoscere queste figure con il duplice intento di mantenere viva l’essenza identitaria del territorio e di aprire le porte verso il futuro e l’innovazione», ha detto durante la festosa cerimonia al Teatro Margherita l’assessore regionale Barbara Zilli, la quale ha osservato che «da ormai 68 anni il Premio Epifania vuole riconoscere l’opera di persone e istituzioni che contribuiscono a dare lustro al Friuli Venezia Giulia con il loro impegno in diversi campi». «Un Premio di prestigio – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – che dal 1956 contribuisce a far conoscere le virtù del popolo friulano, mettendo in luce i meriti di chi ha messo a frutto le proprie capacità per promuovere l’immagine di questa terra».
Tra i bagliori del “Pignarûl Grant” di Coja che rischiareranno il cielo assieme a quelli che si leveranno da decine di altri fuochi allestiti nella pedemontana e nel resto della regione (anche se in alcune zone sono stati anticipati già nella serata di ieri, come è avvenuto a Cergneu di Nimis dove, dopo un “sonno” durato tre anni, è stato liberato il Pust), scenderà dunque il sipario sull’Epifania friulana. Perché, da domani, per tutti sarà Carnevale!

Il Premio Epifania a Tarcento.

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In copertina, il diacono nel Duomo di Cividale benedice la folla con lo Spadone appartenuto al Patriarca Marquardo.

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