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di Giuseppe Longo

UDINE – Un libro che si legge tutto d’un fiato, tanto resti avvinto e coinvolto dalla storia che narra, trattando una drammatica situazione dei nostri giorni che, tuttavia, ha origini lontane: la violenza contro le donne. “La vera storia di Mary” è, infatti, il titolo che Maria Sabina Marzotta, presidente del Caffè Letterario Udinese, ha dato alla sua nuova opera che, appunto, ci porta a contatto con una sofferenza, realmente vissuta, ma che, alla fine, viene coronata da un risvolto positivo, tanto che il sottotitolo è “Dalla violenza alla rinascita”.

Un lavoro che ha suscitato grande interesse, non solo in chi scrive, ma anche fra tutti coloro che sono intervenuti alla sua presentazione, avvenuta la sera di Santa Lucia – proprio un bel regalo alla nostra cultura della martire di Siracusa, tanto amata dai bambini friulani – nella sala interna della Libreria Tarantola, sotto la possente torre campanaria della Cattedrale.
Ha collaborato all’iniziativa il Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco, pure intervenuta all’incontro, che è stato aperto dal saluto di Maura Pontoni, nella sua qualità di responsabile de L’Orto della Cultura che ha dato alle stampe il volumetto – neanche cento pagine, che sono però un condensato di saggezza -, consolidando la sua sintonia con la scrittrice di origini pugliesi, ma trapiantata da una vita in Friuli, tanto da pubblicare pure questo suo nuovo libro. La titolare della Casa editrice di Pasian di Prato ha anche dato lettura della bellissima prefazione di Rocco Rescigno, impossibilitato alla presenza perché impegnato all’estero.

«Sabina Marzotta è riuscita di nuovo a stupirmi. Questa opera ha avuto il potere di lasciarmi qualcosa di particolare nell’anima, tanto che mi riesce davvero difficile scrivere queste righe senza sentirmi emotivamente coinvolto nel profondo», ha osservato tra l’altro Rescigno, dopo aver esordito: «Quando leggendo non si riesce più a distinguere la differenza fra il sognare ad occhi aperti e la realtà che ci circonda, ci si rende anche conto di essere di fronte a qualcosa di davvero unico». Ed è quanto io stesso ho provato e che ho sottolineato dialogando con l’autrice – della quale mi ha molto onorato l’invito a presentare una sua seconda fatica letteraria, dopo le poesie di “Pensieri intrappolati” dell’epoca pandemica – e il pubblico, quando ho rilevato la grande capacità di calamitare l’attenzione attraverso la trattazione, con garbo, sensibilità ma anche con la ruvidezza richiesta da certi passaggi, di una storia vera, ascoltata come la stessa Marzotta ha riferito durante un soggiorno in Carnia e che l’autrice ha ambientato nelle campagne dell’amato Salento, nel “tacco” d’Italia. Cristina Pozzo e Francesca Degano hanno letto alcune pagine, a cominciare da quelle intense dello stupro, che accendono i riflettori sulla vicenda di questa giovane operaia di una fabbrica di conserve che rimane vittima del “branco”, ma che da questo episodio di grande dolore abbraccia una nuova tenera vita, quella di Benedetto, che Mary ama con tutto il suo cuore, affetto fin da piccolo da una grave malattia, dalla quale però riesce a riprendersi e a farsi una esistenza importante, diventando addirittura medico e donando il suo impegno a favore di chi soffre. Ed è proprio la storia di Benedetto che potrebbe concludere la trilogia iniziata con “La tovaglia di lino” e proseguita con “La vera storia di Mary”. Maria Sabina Marzotta ci sta già pensando, per cui le auguro di cuore – come, credo, tutti i suoi amici lettori – di tradurre questa idea concretamente in un terzo libro, proprio per i messaggi positivi che la scrittrice riesce sempre a trasmetterci con i suoi testi, dimostrando, come canta Antonello Venditti, “che fantastica storia è la vita!”.

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In copertina, Longo con Maria Sabina Marzotta; all’interno, immagini dell’incontro, al quale è intervenuta anche l’editrice Maura Pontoni, con le letture di Cristina Pozzo e Francesca Degano.

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