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I destini della risorsa femminile e di quella naturale sono legati a doppio filo nella storia della modernità: 10 graffianti voci del panorama artistico contemporaneo internazionale – tra artista visive, performer e scrittrici – si confrontano nella mostra “Wasted”, in corso a Udine (Bunker di Piazza I maggio) fino al prossimo 3 novembre a cura dell’Associazione artistico-culturale IoDeposito per la direzione artistica di Chiara Isadora Artico. Al centro dell’esposizione e del progetto alcuni dei temi caldi della questione femminile odierna. Suddiviso concettualmente in tre capitoli, l’allestimento tocca alcuni punti focali della questione femminile problematizzando, ipotizzando antidoti e nuove chiavi di lettura ai fenomeni che hanno contraddistinto le disparità di genere.

Marta Lodola

Nel corso dell’esposizione – che presenta opere e performance dell’artista serba Sonja Radaković, della celebre artista statunitense Kate Gilmore (le cui opere sono al Whitney Museum of American Art, e al MoMA di New York), di Holly Timpener (Canada), Nemanja Milenković (Serbia), Andreja Kargačin (Serbia), Beatrice Achille (Italia), Alice Mestriner e Ahad Moslemi – sono previste in sede di mostra una serie di live-performance. Dopo quelle del week end di aperura, che hanno registrato oltre 200 presenze, domani (13 ottobre) alle 18, con replica sabato alle 17 sarà possibile apprezzare il lavoro di Zosia Zoltkowski, artista interdisciplinare australiana di origine polacca che si occupa di ricerca e creazione performativa, e dell’artista italo-tedesca Marta Lodola. Zosia è nota per il suo distintivo metodo di “body mapping” dove sviluppa un rapporto conoscitivo con l’ambiente che la circonda tramite la consapevolezza del corpo. In mostra presenta una durational performance di circa un’ora creata appositamente per l’occasione proprio dal titolo Wasted. Avvolta in uno strato di plastica (chiara evocazione dell’inquinamento che soffoca il pianeta), l’artista cerca la coabitazione con un sistema che manipola il suo spazio vitale e limita il suo movimento attraverso pareti trasparenti: una metafora dell’esperienza femminile, equiparata a quella ambientale.

Il Bunker di Udine

A questa, proposta in video, si affianca la durational performance live dal titolo “Covered” di Marta Lodola della durata di circa 2 ore. Qui il corpo femminile è al centro del paradosso: lo sguardo maschile lo vuole aderente ai parametri del “corpo ideale” (un modello imposto da ciò che dovrebbe essere l’attrattiva sessuale), che però non corrispondono a ciò che il corpo è effettivamente in natura. Sovvertendo il canone del nudo femminile pittorico, l’artista opera una riappropriazione della propria autonomia attraverso la vestizione. Nella sua performance l’artista avvolge progressivamente il suo corpo con un gomitolo di lana rossa: il filo diventa come una seconda pelle, uno strumento di elevazione verso l’auto-conferimento del potere personale e un mezzo di de-colonizzazione dallo sguardo maschile.
La mostra, in corso fino al 3 novembre (orario 10.30 – 19.30), è ad ingresso libero. Spiccano nel programma anche laboratori e le presentazioni editoriali con Jennifer Guerra e Gaia Ginevra Giorgi (27 e 28 ottobre).

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In copertina, l’artista polacca Zosia Zoltkowski durante una sua performance.

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